mercoledì 23 febbraio 2011

Migliaia di migranti diretti in Sicilia " considerata anche dai ministri siciliani terra di scarto "

L’Italia prema sull’Europa per l’attuazione di politiche di integrazione e sviluppo per la sponda sud del Mediterraneo
scritto da Raffaele Lombardo 2 commenti

In questa vicenda io lamento il fatto che le autorità governative non hanno ritenuto di coinvolgere le istituzioni locali. Il governo centrale, in tutte le sue articolazioni, ritiene di poter fare tutto da solo.

L’ho anche scritto al ministro Maroni, come si può pensare di portare 5 o 6 mila persone a Mineo, in un’area che è la più depressa sotto il profilo economico-sociale e dove i livelli di disoccupazione sono i più alti e quelli di reddito i più bassi? 5 o 6 mila persone portate lì che non possono certo essere sorvegliate a vista dai militari, anche perché non sono delinquenti, in un posto dove vivevano 1400 americani. Grandi condizioni di disagio, ammassamento di persone, ricerca di una integrazione che il territorio non offre.

Io sono per l’accoglienza e la solidarietà. Accogliere vuol dire che non bisogna sicuramente sparargli addosso come qualcuno ha ipotizzato. Però sistemiamoli in un territorio e in un ambiente nel quale ci sono opportunità di lavoro come la Lombardia o il Veneto. E’ assurdo metterli in Sicilia. Si può avere qualunque tipo di concezione razzistica contro la Sicilia, ma qui di sicuro tutto si può fare tranne che la integrazione in un tessuto lavorativo, economico e sociale tra i più deboli del nostro paese.

E poi c’è da considerare la questione di quello che sta continuando a capitare nella sponda sud del Mediterraneo. Una fascia nella quale decine di milioni di persone possono trovare nel Mediterraneo il sistema per arrivare, via mare, a lambire l’Europa e la parte più a sud dell’Europa che si chiama Italia e Sicilia.

Si deve intervenire immediatamente con quelle politiche spesso annunciate dall’Europa ma mai attuate e cioè le politiche di integrazione e di offerta e creazione di lavoro migliore. Molti prodotti che servono all’Europa si possono realizzare nel nord Africa in modo da dare a quelle popolazioni opportunità di lavoro e di vita dignitosa.

Se questo processo non si realizza e si continua ad operare nella logica dello sfruttamento e dell’egoismo prima o poi decine di milioni di persone invaderanno e occuperanno l’Europa.

Che ci si svegli, la si smetta di chiacchierare, e che l’Italia si presenti in Europa invitandola a passare dalle parole ai fatti o sarà la catastrofe. Magari non oggi, ma domani atttraverso paesi di un continente che è ormai all’ebollizione dovuta alla fame e al desiderio di quegli uomini e quelle donne di avere diritto ad una vita degna di essere vissuta.

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