sabato 30 ottobre 2010

San Gregorio, condanna in cassazione per il comandante dei vigili

 

                      San Gregorio, condanna in cassazione per il comandante dei vigili  

    «Mi sento un perseguitato politico»


                                Sabato 30 Ottobre 2010   Catania (Provincia),  
                         La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa, ai danni del Comune di San Gregorio, a carico del comandante della locale Polizia municipale, Giuseppe Buscemi. La sentenza di Cassazione ha annullato quella di Corte d'Appello di Catania del 2005, relativamente al reato di falso ideologico perché il fatto non sussiste, mentre ha confermato il reato di truffa ai sensi degli articoli 110 e 640 del codice penale, determinando la pena di quattro mesi e dieci giorni di reclusione.
Di fatto, al maggiore Buscemi viene contestata la falsità del cartellino di presenza del 14 gennaio 1999, nella parte relativa all'orario di entrata. In sintesi, si contesta la timbratura del cartellino avvenuta venti minuti dopo l'orario di ingresso, ma in sua assenza in ufficio e solo per quel giorno. Non vi è reato continuato e la Corte d'Appello di Catania, con l'ultima sentenza del maggio scorso, conferma la concessione della sospensione condizionale della pena e la non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale. Per il comandante Buscemi si tratta di «una persecuzione politica che mi ha fatto vivere undici anni di iter processuale ingiusto dal momento che, con il ruolo che rivesto, proprio quel giorno ero fuori ufficio per delle indagini investigative, così come risulta dai protocolli».
A chiedere conto e ragione della vicenda è stato, con un esposto alla Procura della Repubblica e al prefetto di Catania, il segretario della Lega per l'Indipendenza della Sicilia, Salvatore Emmanuele, che sottolinea «come all'epoca dei fatti l'amministrazione comunale non si costituì parte civile nel processo penale» e si chiede «come mai il prefetto fino ad oggi non ha inteso provvedere?».
Secondo Emmanuele «ai sensi degli artt. 18 e 23 del Dpr n. 3/1957 il comandante doveva essere destituito». Per l'amministrazione di allora «era necessario aspettare la sentenza definitiva prima di intervenire» mentre «secondo l'art. 5 della legge n. 65 del 1986, basterebbe la semplice sentenza di primo grado per la revoca della qualifica di agente di pubblica sicurezza da parte del prefetto».
L'attuale sindaco, Remo Palermo è venuto a conoscenza della sentenza a seguito di una richiesta inoltratagli dai suoi assessori che ne chiedevano i risvolti. «Successivamente - precisa Palermo - dopo aver consultato il legale dell'Ente, ho dovuto informare il prefetto con una nota in tal senso».
Intanto, il comandante Buscemi, il quale ricorda che durante la sua carriera ha sempre «lavorato con una media di 400 ore in più non retribuite, come dai tabulati», è andato in ferie per completare i residui spettanti per poi, a gennaio del 2011 (e non del 2012 come riferito erroneamente nell'esposto), andare in pensione.
Alfio Patti
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30/10/2010

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